I diplomatici e i funzionari delle Nazioni Unite stanno esortando l'amministrazione Trump a mantenere il suo rapporto con l'agenzia ONU per i rifugiati, in mezzo a timori che Washington possa sospendere i finanziamenti e ritirarsi dal suo organo di governo.
Persone a conoscenza delle discussioni hanno riferito che gli Stati Uniti avevano considerato di interrompere i legami con l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati nelle ultime settimane. Una decisione era attesa la scorsa settimana ma non è stata annunciata, suggerendo che la pressione diplomatica potrebbe aver ritardato o impedito la mossa.
La disputa sarebbe seguita alla nomina della diplomatica statunitense Teresa Rae Finerty come vice commissario alto. Il Segretario Generale ONU António Guterres e il Commissario Alto Barham Salih hanno scelto Finerty invece di Simon Hankinson, un candidato sostenuto dagli Stati Uniti che ha accusato l'agenzia di promuovere la migrazione di massa.
L'agenzia ha avvertito i suoi sostenitori che potrebbe essere inserita in una lista nera statunitense, con il potenziale di porre fine ai finanziamenti americani. Washington potrebbe anche ritirarsi dal comitato esecutivo responsabile della supervisione dell'organizzazione.
I funzionari hanno chiesto ai governi che supportano l'agenzia di utilizzare ogni canale diplomatico disponibile per persuadere Washington a continuare la cooperazione.
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha dichiarato che non vi è stato alcun cambiamento nel suo rapporto con l'agenzia, aggiungendo che Washington lavorerà con le organizzazioni internazionali quando ciò avanza gli interessi della politica estera americana o aiuta a salvare vite.
Gli Stati Uniti hanno contribuito con 868 milioni di dollari all'agenzia per i rifugiati nel 2025, rappresentando circa un quarto di tutti i finanziamenti dei donatori.
Un ritiro aggraverebbe una crisi finanziaria già esistente nell'organizzazione. I fondi disponibili sono diminuiti di circa il 30% nel 2025 rispetto all'anno precedente, costringendo l'agenzia a eliminare migliaia di posti di lavoro e ad annunciare ulteriori riduzioni.
I potenziali tagli arrivano mentre lo sfollamento si avvicina a livelli record a livello mondiale, spinto da conflitti prolungati e emergenze umanitarie, inclusi quelli in Ucraina e Sudan.
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