Il Fronte Democratico per la Pace e l'Uguaglianza (Hadash) e l'Assemblea Democratica Nazionale (Balad) hanno fortemente condannato l'approvazione preliminare da parte della Knesset israeliana di un disegno di legge volto a limitare la chiamata alla preghiera musulmana, descrivendolo come parte di una campagna razzista e fascista in corso che prende di mira i cittadini arabi, la loro identità e il loro diritto fondamentale di praticare la propria religione.
In una dichiarazione congiunta, i due partiti hanno sostenuto che la legislazione proposta non è semplicemente una misura amministrativa o legata al rumore, ma piuttosto un tentativo politico di mettere a tacere la chiamata alla preghiera, che hanno definito come un elemento essenziale e storico del paesaggio arabo e islamico nel paese e un simbolo vivente della presenza profondamente radicata degli arabi palestinesi nella loro terra natale.
La dichiarazione ha sottolineato che la legislazione arriva in un momento in cui la criminalità organizzata e la violenza continuano a crescere nelle comunità arabe, con numeri record di omicidi segnalati. Secondo la dichiarazione, le autorità statali che non riescono ad affrontare adeguatamente la criminalità hanno invece scelto di prendere di mira la chiamata alla preghiera, riflettendo quelle che i partiti hanno definito priorità discriminatorie.
Hadash e Balad hanno inoltre sostenuto che il disegno di legge rappresenta un pericoloso intervento negli affari religiosi, minando la libertà di culto e tentando di sottoporre moschee e istituzioni religiose a politiche di sorveglianza, intimidazione e controllo.
La dichiarazione ha anche accusato l'attuale governo israeliano, guidato da figure di destra e estrema destra, di promuovere politiche che rafforzano la supremazia ebraica nella sfera pubblica mentre prendono di mira i cittadini arabi, i musulmani e i loro luoghi sacri. Ha sostenuto che coloro che definiscono la chiamata alla preghiera come un disturbo rimangono in silenzio riguardo ai suoni degli aerei da guerra, dei bombardamenti e delle demolizioni di case.
Secondo la dichiarazione, la chiamata alla preghiera non è "rumore", ma piuttosto una pratica religiosa, un diritto collettivo e individuale, e una parte integrante della vita quotidiana e dell'identità culturale delle città e dei villaggi arabi. I partiti hanno affermato che prenderla di mira equivale a un attacco alla dignità, all'appartenenza e alla libertà religiosa delle persone.
La dichiarazione si è conclusa avvertendo che tale legislazione non farebbe che approfondire la divisione e l'ostilità, incoraggiando ulteriori attacchi ai luoghi sacri islamici e cristiani. Ha riaffermato che difendere la libertà di culto e proteggere i luoghi religiosi rimane una parte inseparabile della lotta più ampia contro la discriminazione, il razzismo e le politiche escludenti.
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