L’amministrazione Trump ora si basa sulla Sezione 301 del Trade Act del 1974, concentrandosi sul lavoro forzato e sulla sovracapacità industriale. Questo meccanismo consente a Washington di indagare sulle pratiche straniere ritenute sleali e di rispondere con dazi, restrizioni alle importazioni o accordi vincolanti.


Vincitori

  • Filippine: I dazi scendono dal 19% al 12,5%, favorendo esportazioni per 7,7 miliardi di dollari all’inizio del 2026, in aumento del 51% su base annua.

  • Sudafrica: I dazi calano dal 30% al 12,5%, sebbene le esportazioni siano crollate del 56% dopo shock precedenti.

  • Pakistan: I dazi sono ridotti dal 29% al 10%, offrendo un vantaggio nel settore tessile e dell’abbigliamento.

  • Myanmar: Dal 44% a quasi zero, recuperando lo status di “nazione più favorita”.

  • Laos: Ritorna a dazi bassi, aprendo spazio per la manifattura leggera.


  • Lesotho: Guadagna competitività con dazi ridotti su esportazioni limitate.

  • Perdenti

    • Singapore: Affronta dazi del 12,5% legati al lavoro più possibili dazi per surplus industriale, colpendo il suo modello di riesportazione.

  • Canada: Le esenzioni nell’ambito del USMCA sono compensate da dazi settoriali sui metalli; permane l’incertezza.

  • Messico: Dazi auto più alti rispetto ai rivali; sotto pressione per rispettare la regola del 50% di contenuto statunitense.

  • Unione Europea: Minaccia di dazi auto al 25% se l’accordo commerciale non sarà finalizzato; la Germania affronta un’indagine sui prezzi dei farmaci.

  • Cina: Dazi effettivi al 21%, inferiori alla promessa elettorale di Trump del 60%, ma Pechino risponde con restrizioni sulle terre rare.

  • India: Cerca un vantaggio relativo rispetto ai concorrenti, non un’esenzione totale.

  • Giappone, Corea del Sud, Regno Unito: Accordi in vigore ma vulnerabili a nuove indagini settoriali o eccezioni


  • Tra Guadagno e Perdita

    Canada, Messico e UE restano intrappolati tra esenzioni e nuove indagini, mentre Cina e India navigano regole in evoluzione. Economie più piccole come Myanmar e Pakistan ottengono sollievo, ma i partner principali affrontano pressioni rinnovate. Gli analisti affermano che il regime tariffario di Trump riflette un protezionismo più complesso, collegando i dazi commerciali a leve politiche ed economiche.