La Cina ha annunciato sabato che un nuovo gruppo di pattuglia della guardia costiera, guidato dalla nave Xiushan, ha iniziato le operazioni di pattugliamento a est di Taiwan, sostituendo un'unità precedente. Pechino ha descritto la missione come "pattugliamenti di applicazione della legge" in acque che rivendica come sotto la giurisdizione cinese, promettendo di salvaguardare la sovranità e i diritti marittimi.

Taiwan ha condannato la mossa, definendola un'espansione illegittima dell'autorità e una violazione del diritto internazionale. Il Mainland Affairs Council ha dichiarato che "la Cina non ha sovranità né giurisdizione sulle acque a est di Taiwan", sottolineando che le navi cinesi non detengono alcun potere legale di applicazione della legge in quella zona. La guardia costiera di Taiwan ha confermato di aver schierato due navi per seguire e monitorare le imbarcazioni cinesi, affermando i diritti sovrani sulla propria zona economica esclusiva.
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Questa è la seconda volta in un mese che la Cina invia navi della guardia costiera nell'area. Le pattuglie si aggiungono alle operazioni militari quasi quotidiane intorno a Taiwan, che Pechino considera parte del proprio territorio. Gli analisti avvertono che, oltre alle minacce militari, la Cina potrebbe impiegare un blocco marittimo guidato dall'applicazione della legge per affermare il controllo sulle rotte commerciali.

L'escalation ha suscitato preoccupazione internazionale, con Stati Uniti, Francia, Germania e Gran Bretagna già impegnati diplomaticamente nella disputa. Le crescenti tensioni a est di Taiwan evidenziano l'equilibrio fragile nella regione, dove le rivendicazioni di Pechino si scontrano direttamente con la sovranità di Taipei e il diritto internazionale.