Le incursioni israeliane si sono concentrate su Nabatieh e Nabatieh al-Fawqa, con attacchi mirati sulle alture di Ali al-Taher e sull’area di Shqif a nord del fiume Litani. Gli analisti affermano che l’escalation riflette il tentativo di Netanyahu di dimostrare indipendenza dall’annuncio di cessate il fuoco del presidente statunitense Donald Trump e di stabilire una cintura di sicurezza di 10 chilometri a nord del Litani.

Secondo Walid al-Omari di Al Jazeera, l’esercito israeliano ha subito pesanti perdite in questo settore, con 24 ufficiali e soldati uccisi dal 16 aprile. Netanyahu cerca di mostrare agli israeliani di mantenere libertà d’azione e di rafforzare la posizione di Israele in vista dei colloqui mediati dagli Stati Uniti con il Libano previsti per il 23-25 giugno. Israele mira a presentare il controllo della cintura di sicurezza come essenziale per la propria difesa e a spingere per “zone sperimentali” libere dai combattenti di Hezbollah.
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L’esperto di affari israeliani Shadi al-Sharafa sostiene che l’escalation sia anche un messaggio a Washington: Israele rifiuta di impegnarsi nell’accordo USA-Iran e usa il fronte libanese come leva nelle negoziazioni nucleari e missilistiche. Nota che il bombardamento indiscriminato riflette un approccio di ritorsione dopo pesanti perdite sul campo, coerente con la strategia di Netanyahu dall’ottobre 2023 a Gaza e Siria.

I prossimi negoziati sono visti a Tel Aviv non come una via verso il cessate il fuoco, ma come un modo per eludere gli obblighi e guadagnare tempo fino alle elezioni. Gli analisti ritengono che Netanyahu non possa rischiare di porre fine alla guerra o ritirarsi dal Libano prima del voto, temendo un collasso politico. Nel frattempo, il bilancio dell’offensiva israeliana continua a salire: 3.980 morti, oltre 12.000 feriti e più di un milione di sfollati, secondo il ministero della salute libanese.