L'appello è seguito a una storica risoluzione delle Nazioni Unite di marzo che dichiara la schiavitù e la tratta degli schiavi "il peggior crimine contro l'umanità" e sollecita un dialogo in buona fede sulla giustizia riparativa, incluso il ritorno dei beni culturali saccheggiati. La risoluzione, sebbene non vincolante, ha avuto un peso morale significativo e ha acceso un dibattito globale.
La conferenza "Next Steps" nella capitale del Ghana ha emesso una dichiarazione che richiede scuse incondizionate dalle nazioni coinvolte nella tratta degli schiavi come base per la riconciliazione e la fiducia. Gli organizzatori hanno affermato che l'incontro mirava a superare il riconoscimento per arrivare ad azioni concrete, incluso il perseguimento di riparazioni secondo il diritto internazionale.
La risoluzione ONU è stata adottata con 123 voti, segnando la prima volta nella storia ottantennale dell'organizzazione che una decisione si concentra esclusivamente sulla schiavitù e sulla tratta transatlantica. Gli storici osservano che i mercanti europei trasportarono con la forza circa 12 milioni di africani tra il XVI e il XIX secolo per lavorare nelle piantagioni che generarono immense ricchezze a costo di sofferenze umane.
Il presidente del Ghana John Dramani Mahama ha detto ai delegati provenienti da oltre 80 paesi che la decisione ONU ha creato una nuova opportunità per un impegno significativo. Ha sottolineato che l'eredità della schiavitù rimane visibile in tutta l'Africa, nei Caraibi e nella più ampia diaspora africana. "Il riconoscimento crea responsabilità", ha detto Mahama, aggiungendo che le conseguenze durature della schiavitù richiedono un'azione internazionale coordinata.
Oltre alla sua dimensione storica, Mahama ha collegato le riparazioni alla posizione geopolitica dell'Africa, chiedendo un seggio permanente per il continente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ha sostenuto che l'attuale assetto è obsoleto e ingiusto, facendo eco a una richiesta espressa da Nelson Mandela nel 1995. Gli analisti affermano che la spinta per le riparazioni è sempre più legata alla ricerca da parte dell'Africa di una maggiore influenza nella governance globale.
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