Reuters ha riportato che i funzionari israeliani evitano di criticare pubblicamente Trump ma esprimono rabbia in colloqui a porte chiuse riguardo al prossimo accordo. Un alto funzionario israeliano ha descritto l'accordo come “terribile per Israele”, osservando che tutti i livelli della leadership israeliana, da Netanyahu al Capo di Stato Maggiore, lo vedono negativamente.
Netanyahu sperava che una guerra congiunta al fianco di Trump avrebbe rovesciato il regime iraniano e rimodellato gli equilibri di potere regionali. Invece, Trump ora cerca di porre fine alla confrontazione, anche a costo di sacrificare gli obiettivi di Israele, in particolare la pressione militare continua in Libano.
I rapporti indicano che le dispute sono culminate sulle operazioni israeliane contro Hezbollah. Trump, in una telefonata arrabbiata all'inizio di questo mese, ha chiesto a Netanyahu di non attaccare Beirut mentre Washington perseguiva i colloqui con Teheran. Sebbene l'attacco sia stato cancellato quel giorno, Israele ha poi effettuato un raid aereo nei sobborghi meridionali di Beirut, suscitando una rara critica pubblica da parte di Trump.
L'accordo proposto tra Stati Uniti e Iran prevede un cessate il fuoco di 60 giorni, estendibile a 90 giorni, che Israele vede come una limitazione delle sue capacità militari. Prevede inoltre la riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione internazionale, escludendo però questioni che Israele considera vitali, come il programma missilistico iraniano e il sostegno ai gruppi armati.
Per rassicurare gli israeliani, il Ministro della Difesa Yisrael Katz ha dichiarato che l'accordo “non vincola Israele”, affermando che l'esercito continuerà le sue schieramenti nelle zone di isolamento in Libano, Siria e Gaza “a tempo indeterminato.”
Reuters ha citato sondaggi che mostrano un calo della fiducia israeliana in Trump: gli israeliani ebrei che credono che egli dia priorità alla sicurezza di Israele sono passati dal 64% di marzo al 41% attuale.
Alcuni funzionari israeliani sostengono che Trump ritenga che l'accordo con l'Iran serva anche agli interessi di Israele, suggerendo che la tensione pubblica con Netanyahu possa far parte di una strategia politica per far approvare l'accordo senza uno scontro diretto con Israele.
Questa tensione arriva in un momento regionale delicato, con la guerra in corso a Gaza, l'escalation al confine libanese e gli sforzi internazionali per contenere la confrontazione tra Stati Uniti e Iran.
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