Le trattative tra Stati Uniti e Iran sono entrate in quella che gli osservatori definiscono la “fase finale”, con crescenti indicazioni di un quadro politico temporaneo piuttosto che di un accordo completo. Secondo il New York Times, il memorandum d’intesa servirebbe a contenere la crisi attuale e a preparare il terreno per negoziati più ampi sul programma nucleare iraniano e sulle questioni di sicurezza correlate.

Reuters ha riferito che la bozza potrebbe essere firmata già domenica a Ginevra dal vicepresidente USA J.D. Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Fonti hanno detto che la bozza include i piani statunitensi di sbloccare miliardi di asset iraniani congelati e di allentare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz. Le questioni nucleari sarebbero discusse in un periodo di 60 giorni, con possibili compensazioni per danni di guerra e l’abbandono delle richieste di limitare il programma missilistico iraniano. Un funzionario statunitense, tuttavia, ha negato questi dettagli, insistendo che nessun fondo sarà rilasciato finché l’Iran non si conformerà, e che Teheran ha accettato di interrompere il finanziamento di gruppi che Washington considera terroristici.
Article image


Bloomberg ha aggiunto che gli Stati Uniti e gli alleati mirano a ripristinare la navigazione attraverso Hormuz entro un mese da qualsiasi accordo, anche se le mine potrebbero complicare l’operazione. Gran Bretagna e Francia si stanno preparando ad assistere nelle operazioni di bonifica. Israele, nel frattempo, si aspetta libertà d’azione contro le minacce percepite e chiede la rimozione dell’uranio altamente arricchito dall’Iran.

I funzionari americani, tra cui il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, Jared Kushner e il Capo di Gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, sono stati impegnati in una diplomazia intensa. Un alto funzionario ha stimato le probabilità di un accordo all’80-85%, anche se i falchi in Iran restano contrari.

Le reazioni iraniane sono state contrastanti: i media conservatori hanno presentato i colloqui come una vittoria, mentre i funzionari sono stati più cauti. Il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto che la probabilità di un accordo è più alta che mai, ma non è stata presa alcuna decisione finale. La TV di Stato ha affermato che gli USA hanno mostrato rispetto per la sovranità iraniana e ha riportato discussioni sul rilascio di 24 miliardi di dollari di fondi congelati, sull’alleggerimento delle sanzioni e sulle questioni nucleari, sottolineando che l’Iran non trasferirà materiali nucleari all’estero.

Per Washington, le sanzioni restano centrali. Il Wall Street Journal ha notato l’ira di Trump per le bozze trapelate che suggerivano concessioni all’Iran. I funzionari statunitensi insistono che l’alleggerimento seguirà solo passi concreti: smantellamento dei siti nucleari, fine dell’arricchimento e cessazione del finanziamento di gruppi proxy come Hezbollah. Tali misure potrebbero dare un grande impulso all’economia iraniana in difficoltà.

I mediatori regionali hanno svolto ruoli chiave. Il ministro degli Esteri pakistano ha accolto con favore i progressi, mentre i diplomatici del Qatar avrebbero convinto Trump a cancellare attacchi pianificati dopo aver presentato una nuova bozza d’accordo a Teheran. Nonostante l’ottimismo, la firma finale rimane incerta, poiché i tentativi passati sono falliti all’ultimo momento. I prossimi giorni determineranno se questo round segnerà davvero una svolta.