Uno studio pubblicato il 7 maggio su Science ha analizzato il terremoto di magnitudo 7,7 che ha colpito il Myanmar nel marzo 2025, causando oltre 3.600 morti e perdite economiche pari al 14% del PIL nazionale. Il sisma si è verificato vicino a Mandalay lungo la Faglia di Sagaing, una delle più attive del Sud-est asiatico.

Nonostante Sagaing appaia geologicamente semplice—lunga e dritta senza curve accentuate—i ricercatori hanno riscontrato un comportamento altamente complesso. Utilizzando dati radar satellitari, hanno monitorato i cambiamenti superficiali durante il terremoto, quindi li hanno combinati con modelli computerizzati che simulano secoli di accumulo di stress tettonico. L’autore principale Sylvain Barbot della USC ha spiegato che la rottura si è estesa per quasi 450 km, una distanza paragonabile a quella tra Los Angeles e San Francisco, dimostrando che il terremoto non si è limitato a un solo segmento ma si è diffuso ampiamente.
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Sorprendentemente, diverse sezioni della faglia si sono mosse a velocità leggermente diverse, variando dal 10 al 20%. Nel corso dei secoli, tali differenze creano un accumulo di stress irregolare, influenzando dove iniziano i terremoti, come si propagano e perché si fermano. “L’energia non si accumula in modo uniforme lungo la faglia,” ha detto Barbot. “Alcune parti sono più sollecitate, altre più vicine a scivolare.”

Il terremoto ha inoltre sfidato le aspettative iniziando al di fuori del “gap sismico”—una zona da tempo ritenuta in ritardo per una rottura. Invece, si è propagato attraverso più sezioni, mettendo in discussione le ipotesi su dove originano i grandi terremoti. I ricercatori sostengono che le faglie conservano una “memoria geologica,” con i terremoti passati che lasciano schemi di stress che influenzano gli eventi futuri.

Questa intuizione suggerisce che gli scienziati devono guardare oltre la geometria della faglia e considerare la sua storia di stress quando valutano il rischio. Comprendere questa complessità nascosta potrebbe migliorare le previsioni di pericolo, trattando le faglie come sistemi dinamici piuttosto che linee statiche sulle mappe.

Lo studio è stato finanziato dalla National Science Foundation degli Stati Uniti, dalla Swiss National Science Foundation e dalla Natural Science Foundation della Cina.