Attivisti europei hanno raccontato esperienze strazianti dopo che le forze israeliane hanno intercettato la Freedom Flotilla diretta a Gaza. Hanno descritto di essere stati picchiati, spogliati, privati di cibo, acqua e sonno, e trattenuti in contenitori metallici scuri usati come prigioni improvvisate. L'attivista francese Sabrina Azizi ha dichiarato che i detenuti hanno subito trattamenti violenti fin dall'inizio, inclusa la confisca dei passaporti e la reclusione forzata. Ha riferito di aver ricevuto un'iniezione inspiegabile e ha segnalato testimonianze di ferite che vanno da fratture a scosse elettriche, oltre ad abusi sessuali.
L'attivista Fawzi Al-Shehi ha confermato abusi simili, descrivendo “navi della vergogna” dove i detenuti hanno sopportato paura prolungata, sete e stanchezza. Ha detto che alcuni sono stati costretti a inginocchiarsi per ore sotto il sole, mentre altri portavano segni di morsi di cane. I detenuti sono stati poi trasportati in camion surriscaldati, aggravando le loro sofferenze.
Gli organizzatori hanno documentato almeno 15 casi di aggressione sessuale, inclusi stupri, tra i 430 attivisti detenuti dopo che Israele ha intercettato 50 imbarcazioni in acque internazionali. Diversi sono stati ricoverati in ospedale al momento del rilascio. Sono seguite reazioni internazionali, con la Germania che ha definito le accuse serie e i procuratori italiani che hanno aperto indagini su possibili crimini di sequestro, tortura e violenza sessuale.
Le testimonianze evidenziano quella che gli attivisti hanno definito una “prigione galleggiante” e hanno tracciato parallelismi con la sofferenza quotidiana dei palestinesi nelle detenzioni israeliane, sottolineando la gravità delle accuse e la necessità di responsabilità.
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