Le forze navali israeliane hanno intercettato più imbarcazioni della Global Sumud Flotilla nel Mar Mediterraneo vicino all'isola greca di Creta, arrestando gli attivisti a bordo e bloccando la missione volta a consegnare aiuti umanitari a Gaza.
La flottiglia, partita dall'Italia all'inizio di questa settimana, comprende circa 58 imbarcazioni con partecipanti provenienti da più di 70 paesi. Gli organizzatori affermano che la missione era intesa a sfidare il blocco in corso su Gaza e a richiamare l'attenzione sulla crisi umanitaria nel territorio.
Secondo funzionari israeliani, più di 20 barche sono state messe sotto controllo, con circa 175 attivisti arrestati. Altre imbarcazioni rimangono in mare, proseguendo la rotta nonostante l'intercettazione.
Gli organizzatori della flottiglia hanno descritto l'operazione come un raid violento condotto in acque internazionali. In dichiarazioni rilasciate dopo l'incidente, hanno accusato le forze israeliane di aver danneggiato le imbarcazioni, interrotto le comunicazioni e lasciato civili bloccati in condizioni pericolose mentre si avvicinava una tempesta. L'esercito israeliano non ha risposto pubblicamente a queste specifiche accuse.
Le autorità israeliane hanno dichiarato che gli attivisti sono stati avvertiti di cambiare rotta e sono stati consigliati di consegnare gli aiuti attraverso quelli che hanno definito canali stabiliti e riconosciuti, incluso il porto israeliano di Ashdod.
L'intercettazione ha suscitato reazioni internazionali forti. La Turchia ha condannato l'operazione come un atto di pirateria, mentre l'Italia ha chiesto il rilascio immediato dei suoi cittadini detenuti a bordo. Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, ha messo in dubbio come un'operazione del genere possa aver luogo in acque internazionali.
Il ministro della difesa israeliano ha dichiarato che la flottiglia era collegata a Hamas e ha giustificato l'intercettazione come parte delle misure di sicurezza legate al blocco di lunga data su Gaza.
Il blocco, in vigore dal 2007, è stato ampiamente criticato dalle organizzazioni internazionali. La guerra in corso ha intensificato la carenza di cibo, acqua, medicine e carburante, aggravando la crisi umanitaria a Gaza.
L'ultima intercettazione si aggiunge a una serie di incidenti simili negli ultimi anni, evidenziando le crescenti tensioni riguardo ai tentativi di rompere il blocco e l'aumento del controllo internazionale sulla legalità di tali operazioni.
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