Gli Stati Uniti hanno posto fine alla loro presenza militare diretta in diversi siti chiave in Siria dopo aver completato il trasferimento delle basi che avevano gestito per anni. Questa mossa riflette un riposizionamento più ampio del loro ruolo nella regione.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato che questo sviluppo non rappresenta un ritiro completo dal panorama della sicurezza siriana. I funzionari hanno sottolineato che gli sforzi per combattere i gruppi estremisti continueranno attraverso la coordinazione con partner locali per garantire la stabilità e prevenire la rinascita delle minacce.

Dall'altra parte, il governo siriano ha annunciato di aver preso il pieno controllo dei precedenti siti militari statunitensi, descrivendo il passo come un rafforzamento della sovranità statale e un cambiamento verso un maggiore controllo sulle operazioni di sicurezza interna.

Il Ministero degli Affari Esteri siriano ha dichiarato che il processo di trasferimento è stato effettuato tramite una coordinazione organizzata, descrivendolo come un esito naturale di una nuova fase in cui le istituzioni statali assumono la piena responsabilità, in particolare nel contrasto al terrorismo e nell’affrontare le sfide di sicurezza regionale.

Questo sviluppo segue mesi di rapporti che suggerivano un graduale ridimensionamento statunitense in Siria, una direzione politica discussa da anni, specialmente durante l’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump, che aveva ripetutamente chiesto la fine del coinvolgimento militare diretto.

Per anni, le forze statunitensi hanno operato insieme agli alleati locali in campagne militari contro l’ISIS, che è stato dichiarato sconfitto territorialmente nel 2019, anche se permangono preoccupazioni riguardo alla presenza di cellule dormienti in alcune aree.

Le stime indicano che il numero di truppe statunitensi in Siria variava tra alcune centinaia e qualche migliaio prima del processo di graduale ritiro che ha infine portato al trasferimento delle principali basi.