Secondo i diplomatici, il documento delinea tre scenari:
Sistema di licenza d'importazione che richiede un'approvazione speciale per le merci.
Alti dazi imposti sui prodotti degli insediamenti.
Divieto totale delle importazioni dagli insediamenti.
L'UE ha già sanzionato quattro entità e tre individui a maggio per gravi violazioni dei diritti umani contro i palestinesi. Tuttavia, raggiungere un consenso su misure più severe rimane difficile. Alcuni diplomatici sostengono che un divieto richiederebbe l'unanimità di tutti i 27 Stati membri, rendendolo improbabile, mentre altri ritengono che una maggioranza qualificata potrebbe essere sufficiente.
Il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot ha accusato l'UE di parzialità verso Israele, chiedendo sanzioni sia contro il governo israeliano sia contro i coloni a causa dell'escalation di violenza. Ha sottolineato che l'Europa deve agire con decisione per mantenere la credibilità sulla questione israelo-palestinese. Nel frattempo, la responsabile della politica estera dell'UE Kaja Kallas ha riconosciuto la gravità della violenza dei coloni in Cisgiordania.
Il dibattito riflette profonde divisioni all'interno dell'UE. Paesi come Belgio, Spagna e Paesi Bassi spingono per restrizioni, mentre la Germania segnala opposizione ai dazi. L'opinione consultiva della Corte Internazionale di Giustizia del luglio 2024 ha dichiarato illegale l'occupazione israeliana e la costruzione di insediamenti, esortando gli Stati a prevenire il commercio e gli investimenti che li sostengono.
L'espansione degli insediamenti è accelerata drasticamente: da una media di 8 avamposti all'anno tra il 2012 e il 2022, a 32 nel 2023, 62 nel 2024 e 86 nel 2025. Israele ha recentemente approvato piani per 13 nuovi insediamenti nella Cisgiordania centrale, alimentando timori di ulteriore frammentazione del territorio palestinese e di un indebolimento degli Accordi di Oslo.
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