Il bacino del Mediterraneo si è trasformato in un punto caldo climatico mentre ondate di calore senza precedenti continuano a scatenare incendi boschivi su larga scala che si estendono dalle coste del Nord Africa all'Europa meridionale e al Medio Oriente.
Un rapporto di Al Jazeera ha riferito che gli incendi hanno trasformato vaste aree di vegetazione in cenere, causando perdite ambientali e materiali che potrebbero richiedere decenni per essere recuperate.
In Tunisia, le squadre della Protezione Civile hanno portato sotto controllo 74 incendi, mentre gli sforzi di spegnimento continuano contro nove focolai attivi nelle province di Bizerte, Béja, Jendouba e Kef.
Gli sviluppi arrivano dopo che la Tunisia ha registrato più di 600 incendi a luglio, che hanno bruciato circa 240 ettari, in mezzo a un’ondata di calore che si avvicinava ai 50 gradi Celsius e venti secchi di “Sirocco” che hanno complicato l’accesso alle zone montuose.
Nonostante ingenti perdite materiali e agricole e alcuni incendi entrati nella fase di raffreddamento, le autorità tunisine hanno confermato che non sono state registrate vittime.
In Algeria, le squadre antincendio stanno combattendo 63 incendi attivi nella provincia di Bouira dopo aver spento più di 1.600 incendi nelle ultime due settimane, portando il numero totale di incendi dall’8 luglio a 1.670.
Gli incendi si sono diffusi da Annaba a est verso Skikda, Médéa, Jijel e Bouira, spingendo le autorità a evacuare le aree residenziali vicine. Giovani volontari si sono uniti agli sforzi per supportare le squadre di protezione civile nel contenere le fiamme.
Il corrispondente ha riferito che sono stati emessi ordini ufficiali di evacuazione per molti residenti che vivono vicino alle zone degli incendi per proteggere le loro vite, mentre continuavano ampi sforzi di volontariato accanto ai vigili del fuoco, con aspettative di temperature più basse all’inizio della prossima settimana.
Incendi di Sesta Generazione
Il rapporto ha spiegato che le temperature nel bacino del Mediterraneo stanno aumentando a un ritmo del 20% più veloce rispetto alla media globale, contribuendo all’emergere di quelli che sono noti come “incendi di sesta generazione” o “megaincendi”.
Questi incendi estremi sono caratterizzati da diversi rischi principali:
- Calore estremo e rapida diffusione: Gli incendi generano enormi quantità di energia termica, permettendo loro di creare correnti d’aria e venti propri, causando un’espansione imprevedibile.
- Superamento delle capacità di spegnimento: La loro intensità può sopraffare le tradizionali fasce tagliafuoco e gli sforzi di spegnimento aereo a causa del fumo denso e della radiazione di calore estrema.
- Esaurimento della copertura vegetale: Il cambiamento climatico ha trasformato le foreste in aree altamente secche e infiammabili, trasformando la vegetazione in combustibile rapido per gli incendi.
Dalla Spagna al Levante
La crisi non si è limitata a un’area geografica ma si è diffusa nei paesi mediterranei. I primi focolai sono emersi in Spagna, Grecia, Italia e Francia, dove le autorità francesi hanno continuato gli sforzi per controllare un enorme incendio in una zona montuosa a nord-est di Marsiglia, mentre le operazioni di spegnimento proseguivano nella provincia spagnola di Guadalajara.
I danni hanno colpito anche paesi come Turchia, Cipro, Siria e Libano, dove le fiamme hanno consumato vaste aree forestali e regioni vicine a comunità residenziali.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha avvertito che l’umanità non è riuscita a contenere il riscaldamento globale e deve cambiare immediatamente rotta per evitare un disastro climatico che potrebbe sfuggire al controllo.
In un’intervista prima del vertice sul clima COP30, Guterres ha riconosciuto che ora è “inevitabile” che il mondo superi l’obiettivo di temperatura fissato dall’Accordo di Parigi sul Clima, portando a “conseguenze devastanti” a livello globale.
Ancora nessun commento. Scrivi tu il primo.