La vittoria dell’Argentina sul Capo Verde non è stata sufficiente a chiudere il capitolo sugli errori; al contrario, ha aperto la porta a una revisione completa all’interno del gruppo dei campioni del mondo. L’allenatore Lionel Scaloni, lontano dai riflettori, ha preferito analizzare quanto accaduto contro un avversario che ha posto sfide significative nonostante risorse limitate rispetto all’Argentina.

Dopo essere passati dall’ansia durante la partita alla gioia per la qualificazione, lo staff tecnico ha iniziato a valutare la prestazione lontano dalle celebrazioni, convinto che un calo nella fase a eliminazione diretta potrebbe significare la fine del percorso. Questo ha spinto Scaloni a concentrarsi sulla correzione delle debolezze senza sovraccaricare l’analisi.

Messi riconosce le lacune

Il capitano Lionel Messi non ha nascosto la realtà, sottolineando che il Capo Verde è stato un avversario duro nonostante le percezioni che potrebbero sottovalutarlo. Ha osservato che la prossima fase richiede piena concentrazione, imparando dagli aspetti positivi e correggendo i chiari aspetti negativi.

Nonostante Scaloni abbia costruito una squadra non completamente dipendente da Messi negli ultimi anni, questo torneo ha riacceso quella dipendenza, con il capitano che ha giocato un ruolo decisivo nel garantire i risultati. Uno dei principali successi dello staff è stato distribuire le responsabilità all’interno della squadra, ma l’ultima prestazione ha rivelato che le soluzioni offensive sono fortemente legate a Messi, sollevando preoccupazioni in vista delle prossime partite.

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Scaloni inizia le correzioni

Dopo la partita, Scaloni ha confermato che discuterà le debolezze con i giocatori all’interno del ritiro, pur evidenziando pubblicamente gli aspetti positivi. Ha ammesso che la squadra ha subito battute d’arresto in momenti cruciali, ma ha elogiato la loro resilienza nel inseguire la vittoria e ritrovare la concentrazione. Pur evitando di dettagliare gli errori ai media, sono già iniziate riunioni a porte chiuse per rivedere le note tattiche in vista del prossimo turno.

La valutazione tecnica ha mostrato che all’Argentina mancavano alcune delle caratteristiche che hanno definito il successo negli ultimi anni, in particolare la pressione collettiva per recuperare il possesso e una distribuzione equilibrata dei ruoli senza un’eccessiva dipendenza da un singolo giocatore. Lo staff ha anche osservato una ridotta coesione di squadra, che rende più difficile imporre il loro stile abituale.

Il centrocampo cerca stabilità

Il centrocampo è stato l’area più criticata in questo torneo a causa di prestazioni altalenanti. Rodrigo De Paul ha impressionato contro l’Algeria, Enzo Fernández ha brillato contro l’Austria, mentre Alexis Mac Allister deve ancora ritrovare la forma nota. Thiago Almada, dibattuto tra centrocampo e attacco, ha faticato a integrarsi completamente, lasciando la maggior parte degli sforzi offensivi affidati al talento individuale di Messi.

Il ritmo lento riduce la minaccia

Un’altra osservazione chiave è stata la mancanza di varietà nel ritmo. L’Argentina si affida a lunghi periodi di possesso palla per far uscire gli avversari e creare spazi, una strategia che Scaloni ha favorito da quando è alla guida. Ma quando il possesso non genera vere occasioni, specialmente contro squadre organizzate e fisicamente forti, diventa un peso anziché un’arma.

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Opzioni offensive più diversificate

I problemi si estendono oltre il centrocampo all’assenza di giocatori che sfruttino gli spazi tra le linee o i passaggi lunghi. Solo Messi si è adattato, capitalizzando sul passaggio decisivo di De Paul nell’azione d’apertura e sulla palla di Lisandro Martínez che ha portato al gol vittoria negli ottavi. Lo staff ritiene che i terzini debbano contribuire maggiormente in fase offensiva, mentre gli attaccanti—Almada, Lautaro Martínez, Julián Álvarez o Nicolás González—devono rompere le difese con dribbling o fisicità per evitare prevedibilità.

Affrontare l’Egitto richiede calcoli diversi

Lo staff sa che lo scontro degli ottavi con l’Egitto sarà molto diverso rispetto al Capo Verde. L’Egitto, guidato da Mohamed Salah, si affida più alla tecnica e al gioco avanzato che alla pura forza fisica, richiedendo un aggiustamento tattico da parte dell’Argentina.

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Pur entrando come favorita, l’Argentina sa che l’Egitto ha la motivazione per tentare un colpo di scena e proseguire il suo cammino. Nonostante le preoccupazioni tecniche, l’Argentina continua a mostrare un carattere eccezionale nei momenti difficili. La squadra si è ripresa più volte dopo battute d’arresto, dal Messico nel Mondiale, alla battaglia con i Paesi Bassi, alla finale contro la Francia e allo scontro di Copa América 2024 con l’Ecuador.

Queste esperienze dimostrano che la forza dell’Argentina risiede non solo nel talento individuale ma anche nella resilienza mentale, che permette loro di gestire la pressione e superare le circostanze più difficili.