Le sofferenze delle persone sfollate che vivono nei rifugi in tutta la Striscia di Gaza si stanno intensificando con l’aumento delle temperature estive, in un contesto di continui spostamenti e gravi carenze di servizi essenziali.

Le tende, che dovrebbero fornire un riparo di base, sono diventate spazi soffocanti con scarsa protezione dal caldo, mentre i residenti affrontano difficoltà quotidiane causate dalle alte temperature, dagli insetti, dai roditori e dalla carenza di acqua ed elettricità.

Gli sfollati hanno raccontato ad Al Jazeera Mubasher che le loro tende sono diventate come forni sigillati che non bloccano il calore del sole né offrono un ambiente vivibile, costringendo molti a trascorrere lunghe ore all’aperto in cerca di aria fresca nonostante i rischi.

Donna anziana: «Stiamo vivendo all’inferno»

Una donna di 90 anni ha descritto la vita all’interno del campo come «un inferno», raccontando di soffrire di malattie croniche, tra cui diabete e ipertensione, oltre ad aver subito in passato un intervento a cuore aperto, che rende estremamente difficile sopportare il caldo intenso.

Ha spiegato che le temperature estreme peggiorano ripetutamente il suo stato di salute, costringendola a essere ricoverata più volte a causa di alti livelli di zucchero nel sangue e di esaurimento, per poi tornare in una tenda che non le offre alcuna protezione reale.

Si è anche lamentata della diffusione di roditori all’interno delle tende, affermando che invadono frequentemente le aree dove si dorme, insieme a zanzare e altri insetti. Ha aggiunto che le coperture di plastica logore non possono proteggere i residenti né dal caldo né dalla crescente minaccia dei parassiti.

La donna anziana ha detto che la vita nel campo non offre alcun senso di sicurezza o dignità, mentre scene di morte e funerali sono diventate parte della quotidianità, con poche speranze di tornare presto a condizioni normali.

Le tende non bloccano il sole
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Un residente sfollato ha detto che il caldo di quest’estate ha superato qualsiasi esperienza precedente, spiegando che le tende non bloccano la luce solare, costringendo le famiglie a usare coperte per coprire le aperture, il che aumenta solo l’accumulo di calore invece di ridurlo.

Ha aggiunto che i residenti sono costretti a fare la doccia più volte al giorno per far fronte al caldo e a conservare l’acqua nei contenitori disponibili per soddisfare i bisogni quotidiani in un contesto di temperature senza precedenti a Gaza.

Ha spiegato che le tende diventano insopportabili sia se chiuse sia se aperte per la ventilazione, poiché non offrono alcun modo efficace per ridurre il calore. La luce solare entra da tutte le direzioni, trasformandole in spazi inadatti alla vita.

I fuochi per cucinare aggravano le difficoltà
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Non avendo a disposizione il gas per cucinare, molti sfollati si affidano alla combustione di legna e cartone per preparare il cibo nonostante le alte temperature, aggravando le loro sofferenze quotidiane e aumentando il calore circostante.

Un altro residente sfollato ha detto che sono costretti ad accendere fuochi nelle ore di massimo caldo per cucinare i pasti, aggiungendo che i loro vestiti si bagnano di sudore in pochi minuti e devono cambiarli ripetutamente durante la giornata in un contesto di grave carenza d’acqua.

Ha osservato che le temperature restano elevate anche di notte, poiché i residenti aprono porte e finestre delle tende sperando in un ricambio d’aria, ma le condizioni rimangono soffocanti a causa della mancanza di elettricità, ventilatori e attrezzature di base per la ventilazione.

Code per l’acqua e punture di zanzara
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Un altro residente sfollato ha descritto la vita nel campo come un ciclo continuo di sofferenza che inizia al mattino con lunghe code per l’acqua sotto il sole e continua con la necessità urgente di bagni frequenti a causa del caldo insopportabile.

Ha aggiunto che la notte non porta sollievo, poiché le alte temperature coincidono con la diffusione di zanzare e roditori, impedendo alle famiglie di dormire e rendendo la vita all’interno delle tende logore ancora più difficile e tragica.

I residenti dei campi affermano che il continuo sfollamento e l’assenza di servizi di base hanno trasformato l’estate in un ulteriore peso, aggravando le loro sofferenze umanitarie.

Chiedono forniture urgenti, tra cui materiali per il rifugio, apparecchiature di raffreddamento, acqua e servizi sanitari, per alleviare le condizioni catastrofiche che stanno attualmente affrontando.

Nel quadro della prima fase dell’accordo di cessate il fuoco a Gaza, in vigore dal 10 ottobre, le autorità israeliane avrebbero dovuto consentire l’ingresso di materiali essenziali per il soccorso e la ricostruzione, nonché le riparazioni alle reti elettriche e alle infrastrutture danneggiate.

Tuttavia, secondo organizzazioni umanitarie e governative, Israele non ha rispettato i suoi impegni e ha continuato a imporre severe restrizioni alle consegne di aiuti.

Le autorità israeliane hanno inoltre bloccato completamente i materiali necessari per le operazioni di soccorso, la riabilitazione delle infrastrutture e la rimozione delle macerie in vista del previsto processo di ricostruzione.