Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha emanato un decreto presidenziale che stabilisce il 28 novembre come data per le tanto attese elezioni legislative palestinesi, segnando il primo voto parlamentare ufficiale programmato dal 2006.
Le elezioni si terranno in tutta la Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est, con i palestinesi invitati a eleggere i membri di un Consiglio Legislativo recentemente ampliato.
L'annuncio segue una serie di riforme elettorali approvate a giugno, tra cui l'aumento del numero di seggi parlamentari da 132 a 200, l'abbassamento dell'età minima per la candidatura da 28 a 23 anni, la riduzione della soglia elettorale all'1% e il rafforzamento della rappresentanza femminile richiedendo almeno una candidata donna ogni tre nomi in ciascuna lista elettorale.
La legge modificata richiede inoltre ai candidati di riconoscere l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (PLO) come unico rappresentante legittimo del popolo palestinese e di impegnarsi nel suo programma politico e nelle risoluzioni internazionali pertinenti.
Hamas ha respinto le modifiche, accusando l'Autorità Palestinese di prendere decisioni unilaterali e sostenendo che i cambiamenti mirano a preservare l'attuale leadership politica.
Secondo l'agenzia di stampa ufficiale palestinese WAFA, le elezioni presidenziali dovrebbero essere programmate nel primo trimestre del prossimo anno come parte di uno sforzo più ampio per rilanciare le istituzioni palestinesi.
Il voto arriva in un contesto di crescente pressione interna e internazionale per rinnovare la legittimità degli organi di governo palestinesi dopo la guerra a Gaza e anni di divisioni politiche. Tuttavia, permangono sfide importanti, tra cui la storica divisione tra Fatah e Hamas, i disaccordi sul processo elettorale e le condizioni di sicurezza in corso a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est.
Le ultime elezioni legislative palestinesi si sono tenute nel gennaio 2006, quando Hamas ottenne la maggioranza parlamentare. Le elezioni previste nel 2021 furono rinviate a tempo indeterminato dopo che Abbas dichiarò che Israele si era rifiutato di consentire il voto nella Gerusalemme Est occupata.
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