In occasione della Giornata Internazionale contro la Tortura: ex prigionieri di Gaza rivelano gli orrori delle carceri israeliane
Ex prigionieri palestinesi di Gaza hanno condiviso testimonianze strazianti di torture sistematiche nelle detenzioni israeliane, denunciando pratiche brutali dall’arresto alla liberazione in occasione della Giornata Internazionale a sostegno delle vittime della tortura.
Gli ex detenuti hanno descritto abusi gravi, tra cui percosse, umiliazioni, negligenza medica e privazione dei diritti fondamentali. Il giornalista Khader Bakr Abdel Aal ha raccontato il suo arresto presso il complesso medico Al-Shifa di Gaza nel marzo 2024, dove è stato bendato, spogliato e picchiato per ore. Ha affermato che l’assenza di protezione internazionale ha lasciato i giornalisti vulnerabili fin dall’inizio.
Abdel Aal ha dettagliato trasferimenti di massa dei detenuti su camion sovraffollati, percosse continue che hanno causato fratture alle costole e trattamenti degradanti durante le visite mediche. Ha ricordato un medico che gli disse: “Non sono qui per curarti, sono qui per torturarti.” Ha anche assistito alla morte del compagno di prigionia Kamal Radi dopo un assalto prolungato, il cui corpo è stato poi restituito in un sacco nero.
Trattenuto per 91 giorni nel centro di detenzione di Sde Teiman, Abdel Aal ha descritto torture costanti: divieti di parlare, pregare o dormire, uso limitato del bagno e incursioni violente settimanali da parte di unità speciali. Ha sofferto di avvelenamento del sangue ed è stato aggredito anche negli ospedali, costretto a nascondere le ferite per evitare ulteriori abusi. I metodi includevano scosse elettriche, privazione del sonno e posizioni forzate dolorose sotto il sole.
Un altro ex prigioniero liberato, Musab Amdukh, ha raccontato di essere stato confinato in stanze chiamate “disco” o “musica”, dove veniva riprodotto un rumore assordante ininterrottamente per impedire il sonno. Ha descritto percosse ripetute, umiliazioni e l’obbligo di bere acqua in modi degradanti. Queste testimonianze evidenziano insieme la tortura sistematica nelle prigioni israeliane, praticata non per scopi di intelligence ma per infliggere sofferenza e umiliazione, sottolineando l’urgente necessità di responsabilità.
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