Fonti hanno riferito che Hamas e Mladenov sono rimasti al Cairo per due settimane su richiesta dei mediatori per proseguire le consultazioni. Il piano di Trump, successivamente adottato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, richiede lo smantellamento dell’infrastruttura militare di Gaza, una clausola che ancora blocca i progressi. Mladenov ha presentato una tabella di marcia in 15 punti con un calendario graduale per lo smantellamento, offrendo proposte più flessibili per renderle accettabili ai palestinesi. Una delle proposte prevedeva la consegna dell’infrastruttura militare al Comitato Amministrativo di Gaza anziché direttamente alla Forza Internazionale di Stabilizzazione.

Hamas e altre fazioni hanno concordato in linea di principio di consegnare le armi pesanti al Comitato di Gaza mantenendo però le armi personali sotto future regolamentazioni. Tuttavia, il Consiglio di Pace e le parti di supporto hanno richiesto lo smantellamento delle officine di armi e la fornitura delle mappe dei tunnel per una successiva rimozione. Hamas ha respinto questa richiesta, affermando che la consegna delle armi pesanti rappresentava la massima concessione possibile, collegando l’attuazione al rispetto da parte di Israele dei suoi impegni: fermare le operazioni militari, ritirarsi dalle aree ampliate, aprire i valichi e consentire gli aiuti. Hamas ha inoltre insistito che il Comitato di Gaza debba entrare nel territorio, assumere i compiti e supervisionare lo smantellamento dei gruppi armati presumibilmente creati da Israele.
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I rappresentanti statunitensi e israeliani hanno respinto la posizione di Hamas, ma i mediatori — Egitto, Turchia e Qatar — hanno considerato la concessione sulle armi pesanti un progresso significativo. Mladenov ha accettato di continuare il dialogo su questa base, mentre Hamas ha visto il sostegno dei mediatori come un segnale positivo. I mediatori rimangono concentrati sul raggiungimento di un compromesso che affronti le preoccupazioni di tutte le parti, sperando che Washington adotti i progressi per garantirne il successo. Tuttavia, la resistenza israeliana resta la sfida più grande, con gli esiti finali che dipendono dalla disponibilità degli Stati Uniti a fare pressione su Israele per l’attuazione degli accordi proposti.