Questo sviluppo è coinciso con l’arrivo a Il Cairo, lunedì, dell’inviato per Gaza Nikolai Miladinov e del consigliere della Casa Bianca Josh Greenbaum, nominato nel Consiglio per la Pace, per iniziare un nuovo ciclo di negoziati, secondo la fonte egiziana di mediazione. Le ore finali hanno visto la risoluzione della controversa Clausola 8, riguardante le armi della resistenza, dopo consultazioni con i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia.
Hamas e Jihad Islamica avevano precedentemente obiettato alla bozza dei mediatori, che prevedeva una raccolta e registrazione graduale delle armi sotto la supervisione del comitato nazionale, della forza di stabilizzazione e dell’organo di verifica. La bozza affermava inoltre che i gruppi armati avrebbero partecipato alla catalogazione delle infrastrutture, senza trasferire armi a Israele, collegata al completamento della prima fase, all’ingresso del comitato amministrativo, al dispiegamento della forza di stabilizzazione e allo smantellamento delle milizie, in linea con il piano di Trump e il ritiro graduale di Israele.
Secondo la fonte, la formulazione finale della Clausola 8 ha sostituito “raccolta delle armi” con “registrazione e stoccaggio delle armi” e ha sostituito “infrastruttura della resistenza” con “armi pesanti”. Tutte le fazioni hanno concordato di rifiutare lo smantellamento o qualsiasi linguaggio che comprometta il diritto alla resistenza finché persiste l’occupazione, sottolineando che questo diritto è garantito dal diritto internazionale.
Fonti palestinesi al Cairo hanno confermato il rifiuto categorico di Hamas del termine “infrastruttura”, sostenendo che fosse vago e potesse includere ospedali, magazzini o veicoli. Hamas ha inoltre respinto i termini “raccolta delle armi” o “smantellamento”, insistendo invece su “affrontare il dossier delle armi”. Il movimento si è opposto all’assegnazione di ruoli ampliati alla forza internazionale di stabilizzazione, come la gestione della sicurezza o la gestione delle armi a Gaza.
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