Razan ricorda di essere stata dentro casa quando è iniziato il bombardamento. “Stavo giocando con i miei amici, poi mi sono sentita stanca e sono andata a dormire,” ha detto. Pochi istanti dopo si è svegliata al suono delle esplosioni. Mentre cercava di capire cosa stesse succedendo, una scheggia le ha colpito l’occhio. Il dolore era insopportabile, tanto da non riuscire a mettere a fuoco, mentre il frammento rimaneva conficcato nell’occhio in mezzo al caos.

La sua famiglia ha camminato fino alle cliniche oculistiche sotto minaccia costante. È rimasta in ospedale per cinque giorni, sottoponendosi a un intervento chirurgico con quasi 20 punti di sutura, ma alla fine ha perso la vista in quell’occhio. Razan ammette di tremare ancora al suono dei bombardamenti, tormentata dal trauma e spaventata di perdere anche l’altro occhio.

“Tutto il mondo vive in sicurezza e pace, ma noi bambini di Gaza viviamo nel pericolo,” ha detto. Razan ha smesso di uscire, preoccupata per il bullismo. Spesso piange di notte, ricordando il sangue che le usciva dall’occhio. “Perché tutte le ragazze e i bambini hanno gli occhi, e io no? Voglio essere bella come loro.”

Un tempo amava la fotografia, ma ora si vergogna del suo aspetto, desiderando che il suo occhio tornasse normale. Il suo più grande sogno è viaggiare all’estero per curarsi e riavere la sua vita. I medici avvertono che la scheggia è ancora nell’occhio, aumentando i rischi per l’altro occhio o addirittura per il cervello, mentre gli ospedali di Gaza mancano di specialisti e attrezzature.

Razan conclude con un unico desiderio: viaggiare per curarsi, recuperare la vista e riavere la sua infanzia.