L'ex inviato ONU per il Medio Oriente Nickolay Mladenov ha fornito nuove chiarificazioni riguardo alla proposta di tabella di marcia per Gaza, delineando un processo a fasi incentrato su un disarmo graduale, la ricostruzione e un ritiro israeliano scaglionato sotto supervisione internazionale.

La proposta, descritta come un quadro a lungo termine per stabilizzare Gaza dopo mesi di guerra e distruzione, non prevede la resa immediata delle fazioni armate né un disarmo unilaterale. Al contrario, introduce quello che Mladenov ha definito un “processo graduale guidato dai palestinesi” che verrebbe attuato secondo un calendario concordato e monitorato a livello internazionale.

Processo Graduale di Disarmo

Secondo la spiegazione, le armi non verrebbero consegnate a Israele. La tabella di marcia propone invece il trasferimento delle armi a entità palestinesi operanti sotto un Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, insieme a disposizioni di monitoraggio internazionale.

Il processo avverrebbe gradualmente, settore per settore, mentre parallelamente vengono implementati passi sul terreno. Questi includono un ritiro militare israeliano a fasi e un’espansione delle attività di ricostruzione in tutta Gaza.

Mladenov ha sostenuto che Gaza non può raggiungere una ripresa sostenibile mentre molteplici strutture armate continuano a operare separatamente dalle istituzioni civili di governo. La proposta collega quindi la stabilità direttamente alla creazione di un’amministrazione civile unificata in grado di sovrintendere alla governance e agli sforzi di ricostruzione.

Ricostruzione Collegata alla Stabilità

La tabella di marcia collega inoltre direttamente gli sforzi di ricostruzione su larga scala alla stabilità verificata e a una governance civile efficace.

Secondo la proposta, i principali finanziamenti internazionali e i progetti di ricostruzione non progredirebbero in modo sostenibile nelle aree dove le strutture armate continuano a operare in modo indipendente o dove l’instabilità rimane diffusa. La ricostruzione dipenderebbe invece dall’attuazione verificata dell’accordo e dal funzionamento di un’amministrazione civile supervisionata dal Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza.

Mladenov ha dichiarato che l’obiettivo più ampio è permettere a Gaza di passare dall’assistenza umanitaria d’emergenza a una vera ripresa a lungo termine. Questa transizione, ha argomentato, richiede istituzioni funzionanti, stabilità pubblica, capacità di ricostruzione e fiducia internazionale che i progetti di ricostruzione possano essere mantenuti nel tempo.

La proposta considera l’attuazione accelerata come chiave per ricostruire case, scuole, ospedali, infrastrutture e la vita economica in tutto il territorio.

Ritiro Israeliano Collegato all’Attuazione

Il piano delinea inoltre un ritiro israeliano graduale direttamente collegato ai progressi nel processo di disarmo e al dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione.

Secondo la tabella di marcia, le forze israeliane si ritirerebbero a tappe basate su traguardi di attuazione verificati e sull’espansione dei meccanismi di supervisione internazionale.

L’accordo si basa sulla reciprocità: man mano che l’attuazione avanza, le truppe israeliane si ritirerebbero, il comitato di amministrazione di Gaza assumerebbe responsabilità più ampie, gli sforzi di ricostruzione si espanderebbero e le strutture di governance civile aumenterebbero il loro ruolo in tutta la Striscia.

La proposta arriva nel mezzo di discussioni internazionali in corso sul futuro post-bellico di Gaza, sugli sforzi di ricostruzione e sulle possibili disposizioni politiche volte a porre fine al conflitto e stabilizzare il territorio.