Rapporti dei media israeliani hanno rivelato che l'esercito ha avvertito leader e coloni che l'istituzione di circa 40 nuovi insediamenti potrebbe superare la sua capacità di garantirne la sicurezza. Alcuni siti sono difficili da raggiungere rapidamente in caso di attacchi, spingendo a richieste di ritardi o implementazioni a fasi.

Il capo di stato maggiore Eyal Zamir avrebbe esortato il gabinetto a rallentare l'espansione fino a quando l'infrastruttura di sicurezza non sarà pronta, ma lo slancio politico continua. Gli analisti evidenziano un divario crescente tra le ambizioni politiche e la capacità militare, riflettendo contraddizioni più profonde nella politica degli insediamenti di Israele.

Sul terreno, la crescita degli insediamenti è aumentata, con oltre 28.000 unità approvate nel 2025 — il numero più alto da decenni. Una nuova tattica, il "pastoral settlement", vede piccoli gruppi di coloni con bestiame occupare vaste aree sotto protezione militare. Più di 165 di questi avamposti sono emersi dal 2023, rimodellando la geografia della Cisgiordania.

Gruppi per i diritti palestinesi sostengono che questa espansione frammenta il territorio palestinese, isolando città e villaggi in enclave disconnesse. Gli agricoltori riferiscono di essere bloccati nell'accesso a uliveti e terreni agricoli vitali.

Studi osservano che gli insediamenti e il muro di separazione non garantiscono una reale sicurezza ma servono obiettivi ideologici, creando oneri a lungo termine. Nonostante gli ingenti investimenti in sorveglianza e protezione militare, gli esperti avvertono che l'attuale ritmo di espansione potrebbe approfondire l'instabilità.

Gli osservatori concludono che lo scontro tra la spinta politica israeliana all'espansione e gli avvertimenti militari sottolinea la complessità della gestione della Cisgiordania, dove la crescita degli insediamenti sfida sempre più sia la sicurezza che la stabilità regionale.