Un rapporto ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno pianificando di costruire complessi residenziali in aree di Gaza controllate da Israele. L’idea dietro questi complessi è fornire sollievo alla popolazione di Gaza dopo due anni di guerra, ma permangono dubbi sul fatto che tali progetti possano rafforzare una divisione de facto del territorio.

L’amministrazione di Donald Trump cerca di costruire rapidamente un certo numero di complessi abitativi per ospitare palestinesi nelle parti della Striscia di Gaza sotto controllo israeliano, devastata dalla guerra. Lo sforzo è descritto come rischioso e pieno di potenziali insidie.

Questi complessi, definiti dai funzionari statunitensi come “comunità sicure alternative”, sarebbero concentrati nella metà orientale di Gaza, attualmente sotto controllo israeliano dal cessate il fuoco di ottobre. Solo una piccola parte dei circa due milioni di residenti di Gaza rimane lì, mentre la maggioranza è ammassata nelle aree controllate da Hamas, dove la ricostruzione non è attualmente permessa.

I funzionari statunitensi mirano a incoraggiare il trasferimento offrendo maggiore sicurezza, distanza dal governo di Hamas, opportunità di lavoro e la possibilità di ricostruire le vite.

La visione prevede la costruzione di una serie di complessi modello sostenibili che vadano oltre i campi tendati, costituiti invece da edifici progettati per essere temporanei. Ogni complesso potrebbe ospitare tra 20.000 e 25.000 persone e includere cliniche e scuole, secondo funzionari statunitensi ed europei.

Un alto funzionario che guida lo sforzo ha dichiarato: “C’è un problema pratico: come forniamo alloggi sicuri per le persone il più rapidamente possibile? Questo è il modo più semplice per farlo.” Il piano potrebbe offrire sollievo a breve termine a migliaia di persone, ma solleva preoccupazioni a lungo termine riguardo al consolidamento della divisione di Gaza tra aree controllate da Israele e da Hamas.

Il rapporto si basa su interviste con circa 20 funzionari provenienti da Stati Uniti, Europa e Israele, inclusi diplomatici, ufficiali militari e operatori umanitari coinvolti nella pianificazione post-bellica di Gaza.

I funzionari hanno espresso preoccupazioni sul fatto che ai residenti potrebbe non essere permesso di lasciare i complessi, e che i controlli di sicurezza israeliani potrebbero escludere molti palestinesi dall’accesso.

Si osserva inoltre che gli stessi residenti di Gaza non sono stati consultati sulla loro disponibilità a trasferirsi.

Anche se venissero costruiti dieci di questi complessi, essi ospiterebbero solo una piccola frazione della popolazione di Gaza. Il finanziamento del progetto rimane incerto.

La proposta è collegata a un piano di pace più ampio che prevede Gaza divisa in zone, riflettendo la mancanza di progressi nel disarmo di Hamas o nella sua rimozione dal potere. I funzionari statunitensi insistono che la ricostruzione debba procedere solo dopo che Hamas non governerà più.

Molti palestinesi sostengono che la ricostruzione dovrebbe essere permessa in tutta Gaza. I rappresentanti locali sottolineano che i residenti sono profondamente legati alle loro case e non desiderano essere trasferiti arbitrariamente.

Mentre i funzionari statunitensi guidano il progetto, le autorità israeliane forniscono supporto, anche se alcuni rimangono scettici sulla sua sostenibilità a lungo termine. Diplomatici europei e operatori umanitari hanno avvertito riguardo a molteplici rischi e carenze.

La costruzione del primo complesso non è prevista prima di alcuni mesi. I preparativi a Rafah, vicino al confine egiziano, potrebbero costare decine di milioni di dollari. La rimozione delle macerie potrebbe richiedere mesi, specialmente se venissero trovati ordigni inesplosi o tunnel.

Si stanno considerando unità abitative temporanee, inclusi strutture in stile container. Unità simili sono state utilizzate in contesti di rifugiati e zone colpite da disastri.

Il team di pianificazione include diplomatici, figure imprenditoriali e funzionari governativi. Le discussioni si svolgono presumibilmente in hotel a Tel Aviv, dove si stanno sviluppando i piani per il futuro di Gaza.

Il progetto include anche idee più ampie come l’introduzione di una nuova valuta digitale e la riprogettazione delle infrastrutture di Gaza per ridurre la congestione.

Tuttavia, rimangono grandi sfide, tra cui gli accordi di sicurezza, la governance, la libertà di movimento e i diritti di proprietà terriera. Alcune proposte suggeriscono che ai residenti potrebbe essere permesso entrare nei complessi ma non uscirne liberamente.

Ci sono anche preoccupazioni che i complessi possano assomigliare a campi profughi o addirittura a enclave controllate, con sistemi di sorveglianza e accesso limitato.

In definitiva, non è chiaro se la popolazione di Gaza accetterebbe tali sistemazioni abitative, e il piano è ancora in fase di discussione senza un quadro definitivo stabilito.