La Giordania ha respinto le accuse del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) iraniano secondo cui cittadini giordani avrebbero fornito informazioni utilizzate in attacchi a siti militari all’interno del regno, definendo tali accuse parte di una campagna psicologica e mediatica volta a minare l’unità nazionale.

L’IRGC ha rivendicato la responsabilità per attacchi contro una base militare statunitense nell’area di Azraq e ha affermato che cittadini locali avrebbero fornito informazioni che hanno permesso i raid su diverse strutture. Ha inoltre dichiarato di aver preso di mira aerei militari all’aeroporto di Aqaba, anche se né le autorità giordane né quelle statunitensi hanno confermato tali affermazioni.

In risposta, il Ministero degli Esteri giordano ha convocato il chargé d’affaires iraniano ad Amman, condannando quelli che ha definito attacchi sul territorio giordano e dichiarazioni provocatorie da parte di organi ufficiali iraniani. I funzionari hanno sottolineato che la sovranità, la sicurezza e la tutela dei cittadini del regno rimangono "una linea rossa."

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Un funzionario giordano ha dichiarato che le accuse miravano a influenzare l’opinione pubblica e creare l’impressione di divisioni interne, sottolineando che i giordani hanno respinto tali affermazioni e che il governo affronterà la questione tramite canali diplomatici piuttosto che scambi mediatici.

Le accuse hanno inoltre suscitato un ampio rifiuto sui social media, con i giordani che le hanno descritte come affermazioni fabbricate volte a seminare discordia e indebolire la coesione nazionale.

Anche i parlamentari giordani hanno condannato le accuse, insistendo sul fatto che il regno non permetterà che il suo territorio diventi un campo di battaglia per conflitti regionali e riaffermando la prontezza delle forze armate e delle agenzie di sicurezza a fronteggiare qualsiasi minaccia.

Gli sviluppi si aggiungono alle tensioni in corso tra Amman e Teheran su questioni di sicurezza regionale, mentre la Giordania continua a sottolineare che qualsiasi minaccia alla sua sovranità sarà affrontata con misure diplomatiche, di sicurezza e militari.