Immagini satellitari analizzate da un'unità open-source hanno mostrato almeno 32 barche, probabilmente appartenenti alla Guardia Rivoluzionaria iraniana, posizionate in tre punti principali dello stretto. Queste imbarcazioni si trovavano a circa 35 chilometri dalla costa iraniana, dalla penisola di Musandam in Oman e a sud dell'isola di Larak. Il loro schieramento sembrava concentrato vicino alla rotta di navigazione designata, con alcune barche visibilmente dirette di nuovo verso la costa iraniana.
Nonostante la proprietà delle barche non possa essere stata verificata in modo indipendente, diversi indicatori suggeriscono che possano far parte della flotta di pattugliamento iraniana, precedentemente evidenziata dalla televisione di stato. Questa flotta è spesso definita “Flotta Zanzara”, una strategia basata su sciami di barche veloci progettate per sopraffare e confondere le difese navali convenzionali piuttosto che impegnarsi in combattimenti tradizionali. Queste imbarcazioni operano da più di dieci basi fortificate lungo la costa e le isole iraniane, inclusa la strategica isola di Farur. Tra i modelli più noti vi sono Zolfaghar, Seraj, Ashura, Tufan e Haidar 110, tutti configurati per manovre rapide e a sorpresa.

Oltre all'accumulo navale, l'analisi satellitare ha rivelato una vasta fuoriuscita di petrolio coincidente con attacchi ad almeno cinque imbarcazioni. La fonte della fuoriuscita non è stata rintracciata, poiché le navi colpite avevano spento i loro sistemi di tracciamento prima di attraversare lo stretto. I rapporti indicano che le imbarcazioni coinvolte includevano quattro petroliere energetiche e una nave cargo, con diverse altre che hanno interrotto il passaggio o disattivato i dispositivi di tracciamento mentre navigavano nelle acque omanite.
Dalla firma di un memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran il 17 giugno, almeno cinque navi—tra cui petroliere e trasportatori di gas—sono state attaccate vicino allo Stretto di Hormuz. Gli ultimi dati satellitari collegano questi incidenti sia allo stretto che al Golfo di Oman, evidenziando i crescenti rischi per il traffico marittimo nella regione.
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