Il Ministero della Salute iraniano ha annunciato giovedì che almeno 14 persone sono state uccise e altre 78 ferite a seguito dei raid aerei statunitensi degli ultimi due giorni. Hossein Kermanpour, capo del centro relazioni pubbliche del ministero, ha dichiarato in un post sulla piattaforma "X" che gli attacchi americani hanno colpito cinque province iraniane mercoledì e giovedì nonostante una tregua in corso, sottolineando che 47 dei feriti sono ancora ricoverati per cure.
Questa escalation militare è seguita agli attacchi a tre navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Sebbene Teheran non abbia rivendicato la responsabilità per gli incidenti alle navi, Washington ha ritenuto l'Iran responsabile e ha inquadrato i raid aerei come una risposta diretta. Il presidente USA Donald Trump ha confermato sulla sua piattaforma "Truth Social" che il bombardamento è stato di rappresaglia, avvertendo che se dovesse accadere di nuovo, la situazione peggiorerebbe notevolmente.
In dichiarazioni ai giornalisti a bordo dell'Air Force One, Trump ha descritto la risposta degli Stati Uniti come sproporzionatamente pesante, con un rapporto di "20 a 1" rispetto agli attacchi alle navi commerciali. Ha inoltre dichiarato che l'accordo temporaneo per porre fine alla guerra con l'Iran è "finito", mettendo in dubbio la fattibilità di eventuali futuri accordi, aggiungendo che gli iraniani avevano contattato Washington cercando un'intesa dopo essere stati colpiti molto duramente.
La crisi di sicurezza in rapida escalation ha scatenato immediate ripercussioni economiche, facendo salire i prezzi del petrolio di oltre un dollaro al barile nelle contrattazioni post-chiusura. Questo aumento riflette la crescente ansia internazionale per potenziali interruzioni della sicurezza marittima e delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz, ampiamente riconosciuto come uno dei punti di strozzatura più critici al mondo per il transito globale del petrolio.
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